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venerdì 12 settembre 2014

Libertà


Avendo l'animo, e non solo il sedere, decadente, amo settembre e tutta la sua malinconia.
O forse, amo settembre e i suoi fichi, l'uva, i porcini, le castagne, i cachi, le prime zucche e cietera.
A sedici anni non vedevo l'ora di finire gli studi, perché tutto questo ben di Dio non riuscivo a mandarlo proprio giù (figurativamente parlando, a livello gastrico macinavo volentieri tutta la frutta disponibile nel mese, approfondendo la conoscenza dell'orticaria per svariegate indigestioni) a causa dell'inizio delle scuole.
Pensavo che, lavorando, sarei stata libera, finalmente, di assaporare l'aria frizzante del mese, i primi freddi, le piogge, le prime minestre bollenti, l' aufffh espirato indossando un golfino e decontraendo i muscoli (sempre che esistano), le mele mature e la quantità di frutta secca che avrebbe fatto la gioia di Dumbo.
E cosa dire, ora che lavoro, che finalmente non vado più al liceo, che finalmente non ho più tutti i pomeriggi liberi, che finalmente non ho più tre mesi filati di gnente assoluto e ferie continuative, senza contare i quindici giorni di Natale, le vacanze di Pasqua, e perfino due giorni a carnevale.
La me attuale farebbe un bigliettino da recapitare alla me sedicenne con le scritta : cogliona. 
Ma poi non capirei.

Vedevo la crescita maturità età adulta  i trentadue anni come un traguardo per le vere libertà, quelle di cui in pratica godevano i miei, come non dover studiare nei fine settimana (motivo per cui ho deciso di iscrivermi ad un altro corso di laurea), potermi godere la casa (che infatti stiamo ancora cercando con tanto di sincope ogni volta che sparano il prezzo) (ma prima o poi approfondirò la questione), uno stipendio tutto mio (ah) (e dico "ah"), un uomo tutto mio, che quando tagliavo i pomodori mi abbracciasse da dietro e mi desse un bacio sul collo e mi sollevasse un pochino da terra dicendomi obebitiamo, e non un uomo che, quando taglio i pomodori, mi dice "stai schizzando il sughino sui fornelli che poi non vien via". E non mi da il bacino ma manco mi solleva, ma sul non sollevare capisco.
Una casa mia doveva essere il mio regno e il mio rifugio.
Invece.



Vedevo i trentenni come quelli realizzati, che non solo vivevano la propria vita, ma ancora, magari per pochi anni, potevano scegliere la direzione da darle.
Liberi, insomma.

Stamattina  mi sono sentita per un momento pure io così, libera, e pure un pochino ribelle.

E poi ho realizzato che la sensazione derivava dal fatto di essere sola in casa, e poter stare in bagno tre quarti d'ora, con la porta aperta e la Settimana Enigmistica nuova fra le mani.


Io ai sedicenni due paroline in più sulle prospettive dell'età adulta le farei.




martedì 8 luglio 2014

Globetrotter


Se avessi cercato di convincere la me dodicenne che avrei superato i trenta lavorando come anonima impiegata in un posto grande come lo sfintere di una formica,  sovrappeso, con un compagno che ha tanti soldi sul conto quanti capelli in testa - e lascio intendere il dramma tricologico in corso - mi sarei sparata seduta stante, dopo aver fatto una breve incursione nel futuro per prendermi a sberle e dirmi "vergognati, imbecille".

Oggi mi è passato davanti il banner di un volo last second, e in accordo con i piani di me vent'anni fa avrei dovuto prendere la carta di credito, buttare due straccetti da cento euris l'uno in valigia, e partire col mio compagno sexy e ricco e pazzamente innamorato di me.

La verità è che né io né bellicapelli abbiamo più voglia di muoverci, e aspettiamo il fine settimana con l'eccitante prospettiva di farci un sonnetto sul divano.

Per fortuna c'è lei, che ci costringe a muoverci.



L'ha scelta Lui, tra tutti gli sfigati del canile, con la nobile motivazione che:

"è alta. 
E magra.
Magari t'ispira".

(se ve lo chiedete: no, non mi ha ispirata)

Finché ho ufficialmente vissuto come parassita dei miei, ho approfittato del loro portafoglio - che si apriva con generosa dilatazione - per viaggiare. (A trent'anni passati mi trovo al massimo a pisciare il cane due isolati più in là) (e a volte non ne ho manco voglia) (comunque, a livello di finanze, non mi potrei permettere nemmeno una gita a Sbrodonzo Inferiore, ora come ora).

La cosa meravigliosa del viaggiare, per me, era farlo da sola, trovando una famiglia con cui stare; di solito capitavo in nuclei ove il padre era un signore di una certa classe che faceva giochi di parole assolutamente incomprensibili e poi passava la restante parte della mia gita nel vano tentativo di spiegarmeli, terminando l'ultimo giorno con un desolato"lascia perdere". Specifico che si trattava di tedeschi, gente meravigliosa per molti aspetti ma col senso dell'umorismo di una lattuga, mediamente.
Di quel periodo ricordo che le città erano sempre schön e il cibo molto gut, e null'altro. Un paio di giorni fa ho incontrato un turista e ho provato a chiedergli come si chiamava il cane, tanto per distogliere l'attenzione dal fatto che la mia stava cercando un approccio olfattivo-culifero con l'esemplare teutonico, e invece del doveroso wie heisst es mi è venuto fuori wie weit ist es, che si avvicina più a "quanto manca", una cosa tipo "quanto ha ancora da star sulla terra questo catorcio di bestia?".

Lasciamo in pace Goethe e il suo idioma.

Ho trascorso un bellissimo periodo presso una famiglia negli Steit ( oh yeah), un periodo discretamente lungo.
Non sapevo una parola una di inglese, ne avevo bisogno per laurearmi,  e quello era il sistema migliore per imparare in fretta.
L'indulgenza delle persone nei confronti del fatto che non conoscessi la loro lingua era già sparita al terzo giorno, è gente pragmatica, senza pazienza, tipo che se Iddio avesse creato il mondo dall' Oklahoma non gli avrebbero concesso la domenica per riposarsi ma al giovedì avrebbero già preteso un BurgerKing, una Pepsi e un tacchino ripieno.
Mi facevano vedere un sacco di film, tutte pietre miliari del cinema.

"Mai visto Reservoir Dogs?"
(vai a capire che intendevano "Le Jene")

"No"

"Lo guardiamo stasera. E' la storia di un'aragosta violenta"
(un po' scioccante, ma si trattava pur sempre di Tarantino, perbacco)




(o forse avevo capito male. Il film trattava di un criceto manesco)
















(certo che ne ha di fantasia, quel regista)



(Continuavo a chiedermi, guardano il film, quando sarebbero comparse le chele giganti o i brutali dentoni a spaccare tutto, per poi realizzare che aveva detto  mobster - criminale - e no  lobster - aragosta-  e tantomeno  hamster - criceto).

(che delusione, comunque, era solo un malvivente, un criceto assassino sarebbe stato il massimo)

E anche con la lingua che pensavo di padroneggiare più di tutte - ma provate voi a lavorare in francia e capire per telefono le lamentele di un signore in piccardia che non ha ricevuto il pacco, poi ne riparliamo - ho avuto difficoltà, una volta sul posto.
Dove, dando per scontato di intendere almeno il cinquanta per cento di ciò che mi diceva la gente intorno, volevo  fare quel minimo di vita sociale che finalmente potevo permettermi, e così avevo dato un appuntamento ad un amico della collega.
Così, i francesi fanno proprio così        





"E comme fasciò a riconoscerti entre les autres?" 










"Oh, beh, non ti preoccupare, mi riconoscerai subito. Sono quella con le mutande"




Ho proprio detto così, "j'ai les culottes".



Avrei voluto dire "j'ai les lunettes", porto gli occhiali.

Ma mi sono confusa.




Forse è un bene, che la mia carriera prosegua qui in Italia.






















venerdì 27 giugno 2014

"Cosa hai fatto oggi?"





Lei: 
"il solito"
(nove ore di lavoro, due di macchina)      






Lui:
"mi sono svegliato
ho fatto colazione
ho fatto la doccia
no aspetta, prima ho fatto la doccia poi ho fatto colazione
ho lavato i piatti della colazione
ho portato fuori il cane
(segue dettagliato resoconto delle pisciate del cane)
(incontri del cane)
(varie ed eventuali sul cane)
sono tornato a casa
ho risposto alle e-mail
ho steso la roba lavata
no,scusa, prima ho ritirato le cose asciutte
poi ho steso
sono andato dai miei
ho pranzato dai miei
ho guardato la tv dai miei
sono andato a comprare l'acqua
ho preso un caffè con giulio
ho incontrato igor che era una vita che non vedevo
e ho preso un altro caffè con lui
sono tornato a casa
mi sono fatto un riposino
mi sono alzato
ho cambiato lo shampoo nella doccia perché era finito
(vi giuro che me lo ha detto)
ho messo su l'acqua per la pasta
ho aspettato tornassi a casa


e pensa che oggi ero in ferie".


Il  mio massimo rispetto per quest'uomo che farebbe passare perfino BaraccoBama per un fannullone, al suo confronto.




martedì 9 aprile 2013

La Kathymutazione


Sono fuggita a casa per le vacanze di Pasqua, espressione che non usavo più da quando ho finito il liceo (non uso il passato remoto per clemenza).
Quest'anno ne avevo bisogno, nonostante non fosse trascorso molto tempo dall'ultima volta che ero tornata dai miei (tecnicamente per votare, ma più che da un impeto di democrazia attiva ero mossa dalla voglia di rivedere lammmmammma).

Perciò Gli ho lasciato la casa da pulire, le cose da lavare, le cose2 da stirare, il frigo vuoto, il cane da portar fuori, mezza tacca di benzina nella mia auto così che se la prendeva almeno era costretto a passare dal distributore.
E mi sono rilassata a casa.


Anche troppo.






Sono partita con la sensazione di essere come Katy Perry












e sono tornata con la forma di Kathy Bates.
Tutto questo perchè mia madre ha il mestolo assassino e cucina da dio; riesci a dire "no" dopo il quinto piatto di patate e carciofi: prima, l'impulso neuronale "smetti di mangiare culona" parte dal cervello e non arriva al cucchiaio.



E ora che sono tornata al lavoro, posso dire d'aver tirato fuori la mia reale essenza grazie alla totale Kathymutazione:






Temo che però il sopraciglio alzato, senza martello, non si a sufficiente per esprimere tutti i pensieri che frullano in testa.


mercoledì 6 marzo 2013

Post futurista


Ore cinque e quarantacinque: drin.
Ore cinque e quarantaseri: ridrin.
Ore cinque e quarantasette: UHAAAAAA!!!!   
(E' il suono della seconda sveglia. Ho saputo che la sentono fino a Baghdad)

Ore poco prima delle sette molto variabile: Brum Brum.
(Parto dopo aver slurp aver fatto colazione, crunch sbriciolato briciole, uff spalmato marmellata sulle fette biscottate per Lui e incidentalmente su qualche mobile whine whine coccolato cinque minuti il cane)

 
Da lì in poi: awuf: al lavoro.
(E quando i sospiri superano i respiri, quella non è una buona giornata.)


Ore - variabile. Ultimamente molto variabile ma mai all'orario giusto: Yeppa! esco dal lavoro.

Ore poi: "Amore, sono a casa, hai già portato fuori il cane per la pisciolata precena?" 
"NO"
Te possino.
Baubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubau baubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubau baubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubaubau
Oliver ha incontrato un altro maschio.
Segue marcatura di tutta la landa conosciuta e raggiungibile con quattro zampe motrici.


E non fatevi ingannare dallo sguardo.
Ve lo sbrana, il vostro doberman.















Dopo un'ora: "Amore, sono a casa, hai per caso pensato alla cena?"
"NO".

Sfiletto la trota.
Porc****: Mi sono rotta un'unghia.
Le variabili comprendono bruciature, tagli, amputazioni evitate per un soffio, liquidi bollenti sparsi senza intenti erotici in vari punti del corpo. Ovvero: preparo la cena.

Dopo cena, porto di nuovo fuori il cane per l'ultima pisciatina.

Prima di dormire verifico speranzosa che il cesto delle cose da stirare abbia capito che non è ospite gradito a casa mia ed abbia emigrato. Constatato che è duro d'orecchi, lo ignoro fino al prossimo strabordo di megliette spiegazzate, e provo a leggere fino a che gli occhi non si chiudono. Di solito mi addormento con il libro sulla faccia. Molto poco erotico.



E poi mi rimprovero tra me e me perchè non sono riuscita a depilarmi le sopraciglia????? 

domenica 27 gennaio 2013

Pauerful brein



"Caro, la domanda è facile. Facile. Facilefacilefacilefacilefacilefacile. Davvero. Dai, che almeno un 6 in tutto l'anno lo tiriamo su. Allora, eccoci qua:
Chi rimpiange il poeta nel Pianto Antico?"



Una domanda del genere, in un Liceo, è quasi offensiva, ma la professoressa di Lettere aveva preso a cuore il  caso umano della classe, il compagno M., e provava in tutti i modi  a farlo sentire parte integrante dei normodotati.
        
"Mah. Beh. Bof. Pianto Antico. Piantanticooooo....era dedicata ai figli del poeta"

"Al figlio"

"Ai figli. Quelli sepolti: sei nella terra fredda, sei nella terra nera, dodici morti in tutto"

Ho visto poche volte nella mia vita una faccia cadere, questa è stata una di quelle.


Era la dimostrazione vivente che i suggerimenti  dal fondo della classe non funzionano un gran ché, su certi soggetti:

"Chi fu a rendere immune Odisseo agli incantesimi della maga Circe?"
"Aaaah..uuuh..."

(dal fondo della classe)
"Pssss. Psss. Pssss.Psssss!!! Ermes! Ermes! Eeeermes!"

"Ah. Eh. L'herpes"

Per amor di pace sono sicura che la professoressa abbia finto di non capire.
"Sì. Bene. Ermes. Il cui simbolo è....la....la..."

"Pssss. Psss. Pssss.Psssss!!! La verga. La verga! La vergaaaaa!"

"...la verza?"

E poi si stupiva delle tre/quattro materie rigorosamente da recuperare a settembre.

Non si trattava di una persona che semplicemente non studiava, aveva delle convinzioni incredibili, come quando ha cercato in tutti i modi di sostenere che Didone si era data fuoco sulla pira dove aveva sistemato una foto di Enea.

"Una foto?"
"Sì, professoressa*. Piccola"

Cosa ospitasse allora la sua teca cranica rimane per tutti noi suoi ex compagni un mistero.

Il tocco finale lo aggiungeva il suo pseudonimo,"Monsone", perchè con elegante nonscialans rilasciava le sue opinioni non verbali con frequenza impressionante.


"Suppongo che tu anche oggi non abbia studiato"
"Mi offende, supposta errata"

 Perchè secondo lui i professori non lo capivano, era questa la ragione del suo basso rendimento.


E oggi scopro che è diventato Senior Consultant, per l'esattezza "Project Leader focusing on corporate development eccetera", presso una delle società di consulenza per le quali avrei venduto due reni pur di fare uno stage. Uno stage, mica un lavoro, uno stage.

Lui si percepiva incredibilmente intelligente ed incompreso.
E alla fine qualcuno che lo reputasse intelligente sul serio l'ha trovato.
Da oggi incomincerò a percepirmi un'incompresa taglia 38. Chissà che funzioni anche per me.




 
 
 *che ci crediate o no, la signora è andata in prepensionamento, dopo averci portati alla maturità. Immagino che non fosse più in grado di reggere certi colpi.





venerdì 18 gennaio 2013

Stress

 
 


"Come va?"

"E come vuoi che vada? Torno dalle ferie e ripiombo nei malumori dell'ufficio, per non parlare del lavoro in sé che sai bene non essere una passeggiata, e tutto sommato non so nemmeno se ringraziare il creatore per non aver ferie da trascorrere in casa con Lui, che in questa stagione di raffreddamenti è in procinto di morire per ogni stramaledetto bacillo che ovviamente lo punta col gps."

"Mh. Umore a parte, come stai?"

"Ti pare che possa star bene? Lo sai quanto sensibile sia e quanto somatizzi l'ansia? Quanto scarichi lo stress nello stomaco, che poi l'apparato digerente mi diventa  una palude fetente e giurerei perfino di essermi depilata i villi tanto digerisco male?? "

"Problemi?"

"Guarda qui, sembra che la boccia dei pesci rossi stia pagando l'IMU per aver edificato sul mio addome, mi viene il dubbio d'essermi ciucciata l'elio stamattina tanto son gonfia, è tutta ansia neh, e i pantaloni - sai i pantaloni taglia moltogrande che mi sono presa, beh pure quelli mi stanno stretti, tra un po' la Adidas mi scritturerà come Official Mondial Ball per il 2014"

"..e la dieta?"

"Beh, quella va bene perchè non riesco nemmeno a mangiare, fai conto che a pranzo è dalla scorsa settimana che quasi salto il pasto, meno male che ho sempre con me un po'di confezioni *di caramelline senza zucchero, a cui do fondo per tenermi su**, ma c'ho mal di stomaco uguale, come se avessi ingoiato sei bombole da sub tutte insieme."

"...caramelline"

"Sì"

"...senza zucchero"

"Sì, beh, hai presente, le gommosette"

"Mh, sulle quali confezioni c'è scritto che si raccomanda di non eccedere nel consumo."

"..."

"Perchè hai presente quali sono gli effetti collaterali, vero amore?"

"..."

"E  del quintale di pacchetti regalati per Natale  che negli intenti erano la scorta fino alla primavera, quanti ne sono rimasti?"




Svelato il mistero del mio mal di stomaco.
Non era colite da stress.
Erano le liquirizie.
Che nello stomaco fanno bolle d'aria talmente grandi che il Mago Otelma le usa come sfere per fare divinazioni.


La cifra a cui sono giunti i pacchetti è molto prossima allo zero.





*"un po' di confezioni" non è una locuzione da affiancare alle caramelle pretendendo di rimanere seri. Lo so. E allora??


**la scusa di ogni essere umano a forma di pera: mangio sennò svengo. Le ingenti riserve vengono assolutamente ignorate.


giovedì 11 ottobre 2012

No, guarda

"No guarda, a me basta un frutto anzi, quelli troppo zuccherini mi nauseano perfino".

Mh.
Certo.

La collega che ti tira scemo con le sue paturnie alimentari, perchè ha abolito qualsiasi cosa abbia un sapore e mangia solo più radici di cicuta e foglie di mughetto.
E ti vuole convertire.*

Ascolto volentieri chi ha un'altra visione della cucina, da quello che mangia solo pizza a quello che mangia solo tofu.

Ma mi diverto quando qualcuno, dopo una settimana di dieta, si sente Cristo nel deserto al quarantesimo giorno, e  dice tutte cose ovvie e risapute, dalla voglia di Bounty e maionese alle due di notte, dal desiderio di un bicchiere di vino a metà cena, la voglia di Negroni e patatine, lo sconforto nel vedere che hai già terminato i tuoi carboidrati quotidiani.
Lo so benissimo.

E quando afferma che "se vuoi dimagrire devi essere inflessibile", che "è solo questione di volontà", che "a me basta un frutto - vedi sopra - " poi apre il cassetto della scrivania e tu vedi distintamente una scatola di Grisbì a metà,  ti senti come uno dei cavalli della biga di Apollo che legge il curriculum della cavallina storna.


E sai che il vero figo della situazione sei tu, non lei (anche se da bagnata peserà la metà scarsa di te).



* La collega in questione porta una quaranta e le sta pure larga.

lunedì 1 ottobre 2012

E' lunedì



Mi chiedo perchè, in tutta la Sua Magnificenza, a Nostro Signore non sia venuta in mente l'idea di una settimana di cinque venerdì e due sabati.
Non doveva esser tanto di buon umore quando ha concepito il lunedì.


mercoledì 19 settembre 2012

Tichitichitichi


Tichi tichi tichi tichi.
Tichitiche tichetiche tiche tiche tiche.
Tichi tichi tichi tichi.
Tichetichi tichetichi tichetichetà.


(Punto punto punto - linea linea linea - linea punto - linea linea linea.
Punto punto linea - linea punto.
Punto linea linea punto - punto punto linea - linea - linea - punto linea - linea punto - linea linea linea-  linea punto - punto.)


Svelato il mistero dei tacchi del mio capo:  comunica in alfabeto morse.


Due parole su di lei: ha la pretesa di vestire ancora come Belen, ma dal momento che le parole "decadimento fisico" non sono più solo uno sconosciuto termine sul vocabolario, s'avvicina più alla controfigura di Moira Orfei.

Niente scarpe professionali, da carrierista; calza sandaletti che fanno molto Ubalda do Santo Domingo; e anche se giurerei che l'impressione non corrisponde al vero, tacchetti e plateau suggeriscono una disponibilità pari a quella del pane dal fornaio.
(Per ignorare l'impressione bisognerebbe devitalizzare il nervo ottico).

Il problema è che non ci sa camminare, su quelle scarpe, a meno che "portamento"  non significhi dondolare come se ci fosse un mamba nero nelle mutande o come se si stesse mimando col corpo "Sououd-e-Melli" (inno nazionale Afghano).
Facciamo un minuto di silenzio per le sue caviglie.

Perchè oggi sono così acida?
Perchè la sua propensione a rompere le balle è direttamente proporzionale a quanto non sa dell'argomento di cui le stai parlando.
E ultimamente è un periodo normativamente caldo.
Molte cose nuove.
Molte molte molte.


Piccola aggiunta delle 21:35.
Ho deciso di inaugurare il primo contest su questo blog: chi indovina cosa c'è scritto in morse, vince dieci dei miei chili.

lunedì 6 agosto 2012

Prima delle otto, astenersi perditempo

"Ciao. Sono Latipa dell'ufficio Bisi&Abusi"
"Mh"
"Sì, sai quella della pratica Zorro versus Maciste. Ho bisogno di una mano. Ti disturbo?"
"Sì".

(L'ho sentito: 'azz...)

"E' urgente."
"Per te. Non per me."

Scusate, colleghi.
Ma se chiamate prima delle otto e zero zero, sappiate che non ho ancora trovato il tasto "gentilezza: on".

E che il mio capo ha l'abitudine di far suonare il telefono come se dovesse contattare il Pronto Soccorso per un infarto imminente.
E poi, quando rispondi:
"Pronto!"
"Mh. Volevo x"
"Non c'è, per ora ci sono solo io."
"Y"
"Non c'è."
"Z"
"Non c'è."
"Ma chi c'è allora??????"

Ecco, non è un bel modo per cominciare la giornata, ma è il solito modo.




martedì 24 luglio 2012

Live Security Platinum

Voglio sapere nome cognome ed indirizzo del pirla (scusate) che ha inventato questo virus, una mostruosa porcheria che non permette più di vedere una beneamata fava sul pc.

Se l'è preso mia madre, che al massimo visita siti tipo "metodi non cruenti per debellare le lumache dall'orto", e ditemi se questo può costituire un link sospetto.

Non riesce più a far nulla.


Ho parlato con gli informatici che lavorano in ufficio (per la cronaca, è gente che contatto solo in casi disperati, quando  non funziona più nemmeno la tastiera, e la consueta risposta è:
"Prova a dare una pacca al computer".
"Già fatto"
"Prova più forte"
Cioè, per dire in che mani siamo.)

Questa roba blocca tutto.
Mi hanno detto che le alternative sono: mettere il pc infetto su una pira di legno ed augurargli buona morte, oppure prendere una chiavetta kamikaze, scaricare su un computer vergine (sissì, proprio così!) il programma di pulizia e poi passarlo sul pc infetto (tenendo, come insegnano alla facoltà di informatica, le dita saldamente  incrociate) prima che Sua Fetenzia il Virus ricominci a mandar messaggi di errore.
Se pesco il coglione che, invece che studiare programmazione, ha creato questo lassativoduepuntozero, gli cucio le orecchie all'interno delle chiappe, così si potrà rimirare a tempo indeterminato come se fosse allo specchio (quest'ultima frase richiede un minimo sforzo di immaginazione).

Naturalmente, mia madre vive a quattrocento chilometri da me, quindi non potrò far nulla di concreto per Lei, mi devo affidare a mio cognato, al quale ho inviato un'e-mail col link per scaricare il programma di pulizia, e mi son sentita chiedere se gli stavo mandando il virus.
Non era per niente convinto, e l'ho pregato di non far più domande, tanto io sto al computer come Rosy Bindi al tango.

Lo so, stasera fiocca il turpiloquio, ma ho appena trascorso due ore al telefono con una mamma disperata  ("Tesoro, cosa significa de sistem is goin tu crasc?") e a me questo fa parecchio arrabbiare.
Quindi, programmatore idiota, la prossima volta usa le  mani per divertirti con le tue tubature da basso, invece di creare problemi alla mia mammina.
Ci tenevo a dirtelo.

sabato 21 luglio 2012

Caracollega

Avevo scritto un post lunghissimo, e mostruosamente noioso. Perfino io saltavo le righe pur di finire di leggerlo. Tutto perchè un paio di giorni fa una collega, simpatica come un brufolo al primo appuntamento, mi ha ferita.

Un pochino.

No, mi ha decisamente offesa, sparandomi una palla di cannone da distanza ravvicinata in pieno petto.


Attendo il giorno in cui anche le tonde potranno offendersi. Essere arrabbiate, e non sempre simpaticone. Rispondere male, senza passare per acide. Non sorridere comunque e per forza.

Per quanto una persona sia oggettivamente morbida (ah ah),  i commenti cattivi non scivolano sul grasso senza lasciare traccia.

Però.
Inghiottite le prime venti tazze di fiele, gustate e digerite, mi sono accorta che pensavo graziecaracollega.
Perchè mi hai fatto venire in mente che, con la scusa "tanto non serve a  niente" è un anno (e mezzo...) che non frequento il mio parrucchiere, ed è ora di finirla con l'anarchia tricotica che mi sta in testa.
Perchè, sempre con la scusa del "tanto non serve a niente", ora sto all'estetista come satana all'esorcista, e sarebbe ora di cambiare il trend.
Perchè, vedi scusa di sopra, non mi guardo nemmeno più allo specchio, giusto un'occhiata dall'alto della mia testa per vedere che l'insieme dei colori pantalone-camicia (rivoluzionato in inverno da:pantalone-camicia-maglione) non causino daltonismo fulminante.
Perchè mi sono resa conto che non uso nemmeno più la mie preziosissime creme - indovina: tantononserveaniente.

E mi hai fatto venire una gran voglia di lasciarti lì, andarmene sui miei bellissimi tacchi 10, nel mio vestito "ti sembro casta ma guarda bene - troverai la porcona dei tuoi sogni", con i miei capelli appena sistemati e biondissimi, e le sopraciglia - ben disegnate - in una superiore smorfia di disprezzo.
Caracollega, non hai fatto altro che alimentare ancor più la mia voglia di tornare quella di prima.
(Dopo aver messo a dura prova il mio autocontrollo).

E ad ogni modo, tu ed il tuo culo secco mancate di eleganza, delicatezza e sensibilità.
Volevo proprio dirlo.





giovedì 19 luglio 2012

Alle sette del mattino


 Stop e steeeeer!!!
Ai tink ai muv bat ai go noueeeeeere!!!
Iea ai
      dududududududuudu    ghe scheeeer!

Ai bicom uot ai chen biiii!!
OHHHHHH CHENT CIU' SI UOT AI SIII!!



Stamattina, mentre parcheggiavo, ho trovato un collega, anzi, un superiore - noto per avere lo stesso sense of humor di Nosferatu, permaloso come una scimmia  e simpatico come una formica negli slip -  convinto di avere i finestrini chiusi, cantare questa canzone  con molto trasporto e dubbia proprietà della lingua madre.

Voglio proprio vedermi, mentre lo saluterò con un professionale "buongiorno" la prossima volta che lo incontrerò in ascensore.


venerdì 22 giugno 2012

Ma il mio lavoro no

"...Ma lei..che lavoro è che fa?"

Lei sono io, a domandarlo uno dei Suoi amici, durante una grigliata.
Momento nel quale si risveglia il furore della vestale, latente  in ogni maschio, che riserva a sé e ai suoi simili la cottura sul barbecue, confinando le donne nel gineceo (a tagliar anguria, di solito).
L'ultima volta doveva essere una cena a base di pesce e verdure, io sono andata sul posto alle quattro, tanto per dare una mano con i tavoli, le sedie, e una giustificazione al Negroni pomeridiano: alcuni esemplari del cromosoma sbagliato erano già alle prese con la carbonella.
Alle quattro.

Abbiamo mangiato, alle dieci e mezza, quel che restava sotto il conglomerato bituminoso che una volta era un pesce: avevano carbonizzato tutto, squama per squama.

Ad ogni modo, questa volta alla domanda ho drizzato le orecchie, e mi sono gustata  in anticipo la Sua risposta.
Perchè Lui non mente, ma condisce la realtà.

Quando l'ho conosciuto mi ha venduto la storia che suo nonno era "docente di letteratura".
Ci ho messo due anni per capire che intendeva "maestro elementare".
Sua sorella "ha vissuto un po' a Londra".
Ha fatto un corso di due settimane a Brighton.
Un Suo amico era "console" (!)
Lavora alla camera di commercio italo-francese.
Insomma, su di me, cosa poteva inventare raccontare?
"Corporate finance"
"Money management"
"Bilanci"
"Planning finanziari"
Qualsiasi cosa.
Qualsiasi.

"Paga bollette".

Questa è stata la Sua risposta.
Mi chiedo da dove sia scaturito tutto questo candore.