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venerdì 12 settembre 2014

Libertà


Avendo l'animo, e non solo il sedere, decadente, amo settembre e tutta la sua malinconia.
O forse, amo settembre e i suoi fichi, l'uva, i porcini, le castagne, i cachi, le prime zucche e cietera.
A sedici anni non vedevo l'ora di finire gli studi, perché tutto questo ben di Dio non riuscivo a mandarlo proprio giù (figurativamente parlando, a livello gastrico macinavo volentieri tutta la frutta disponibile nel mese, approfondendo la conoscenza dell'orticaria per svariegate indigestioni) a causa dell'inizio delle scuole.
Pensavo che, lavorando, sarei stata libera, finalmente, di assaporare l'aria frizzante del mese, i primi freddi, le piogge, le prime minestre bollenti, l' aufffh espirato indossando un golfino e decontraendo i muscoli (sempre che esistano), le mele mature e la quantità di frutta secca che avrebbe fatto la gioia di Dumbo.
E cosa dire, ora che lavoro, che finalmente non vado più al liceo, che finalmente non ho più tutti i pomeriggi liberi, che finalmente non ho più tre mesi filati di gnente assoluto e ferie continuative, senza contare i quindici giorni di Natale, le vacanze di Pasqua, e perfino due giorni a carnevale.
La me attuale farebbe un bigliettino da recapitare alla me sedicenne con le scritta : cogliona. 
Ma poi non capirei.

Vedevo la crescita maturità età adulta  i trentadue anni come un traguardo per le vere libertà, quelle di cui in pratica godevano i miei, come non dover studiare nei fine settimana (motivo per cui ho deciso di iscrivermi ad un altro corso di laurea), potermi godere la casa (che infatti stiamo ancora cercando con tanto di sincope ogni volta che sparano il prezzo) (ma prima o poi approfondirò la questione), uno stipendio tutto mio (ah) (e dico "ah"), un uomo tutto mio, che quando tagliavo i pomodori mi abbracciasse da dietro e mi desse un bacio sul collo e mi sollevasse un pochino da terra dicendomi obebitiamo, e non un uomo che, quando taglio i pomodori, mi dice "stai schizzando il sughino sui fornelli che poi non vien via". E non mi da il bacino ma manco mi solleva, ma sul non sollevare capisco.
Una casa mia doveva essere il mio regno e il mio rifugio.
Invece.



Vedevo i trentenni come quelli realizzati, che non solo vivevano la propria vita, ma ancora, magari per pochi anni, potevano scegliere la direzione da darle.
Liberi, insomma.

Stamattina  mi sono sentita per un momento pure io così, libera, e pure un pochino ribelle.

E poi ho realizzato che la sensazione derivava dal fatto di essere sola in casa, e poter stare in bagno tre quarti d'ora, con la porta aperta e la Settimana Enigmistica nuova fra le mani.


Io ai sedicenni due paroline in più sulle prospettive dell'età adulta le farei.




mercoledì 24 ottobre 2012

Troppa camomilla?


(Piccola parentesi: l'immagine qui sopra è assolutamente fuori dalla realtà.
L'unica volta che mi sono svegliata e ho trovato un uomo già vestito, pronto ad uscire prima di me, era appena tornato da una festa.
"Shono sorbio" e mi ha dato un bacio. Poi è crollato, vestito, sul letto.
Alle tre del pomeriggio, russava ancora.)


E' stato il cartone più insulso della mia infanzia.
Insieme a MaryPoppins poltergeist (che per parlare coi pettirossi pure stile meccano, sarà anche stato bianco ma non di certo zucchero), era una delle pellicole che cercavo di evitare, a differenza di Guerre Stellari (perchè ero innamorata di Han Solo) e Robin Hood (perchè ero innamorata della volpe. E progettavo di disseminare la foresta di Sherwood di tagliole per Lady Marion).

Non mi piaceva la trama.
Non riuscivo ad immedesimarmi nel personaggio, così cretina da pungersi con l'Highlander delle spolette, l'unico fuso rimasto nel regno.

E se nel tempo, molte pellicole per bambini le ho riviste con occhi più consapevoli, e le ho apprezzate, questa proprio non fa breccia nel mio cuore.

Primo.
Il titolo.
"La bella addormentata nel bosco": il bosco è l'unico luogo in cui riesce a tenere gli occhi aperti.

Secondo.
Se fossi stata io, dopo tutto quel dormire, per prima cosa avrei chiesto: "dov'è la colazione?"
Mi sta un po' antipatica una che al risveglio pensa all'amore e non alle Macine.

Terzo.
Un minimo di realismo, per piacere.
Ha dormito per anni, doveva almeno avere le tartarughe fra i denti.
Altrochè bacio.

E poi, scusate.
Che razza di eroe, il principe.
Chi è, in una casa, che si alza prima di tutti per preparare la colazione?
Chi è che, dopo aver lavorato va a ritirare le giacche dalla lavanderia, le carte dal commercialista, il cane dal toelettatore, la spesa dal supermercato?
Chi è che, quando ha un giorno di ferie, lo passa a fare i lavori di casa che durante il resto dell'anno non riesce a fare?

E il principe, per un bacetto, sarebbe un eroe?
Ma per favore.