martedì 8 luglio 2014

Globetrotter


Se avessi cercato di convincere la me dodicenne che avrei superato i trenta lavorando come anonima impiegata in un posto grande come lo sfintere di una formica,  sovrappeso, con un compagno che ha tanti soldi sul conto quanti capelli in testa - e lascio intendere il dramma tricologico in corso - mi sarei sparata seduta stante, dopo aver fatto una breve incursione nel futuro per prendermi a sberle e dirmi "vergognati, imbecille".

Oggi mi è passato davanti il banner di un volo last second, e in accordo con i piani di me vent'anni fa avrei dovuto prendere la carta di credito, buttare due straccetti da cento euris l'uno in valigia, e partire col mio compagno sexy e ricco e pazzamente innamorato di me.

La verità è che né io né bellicapelli abbiamo più voglia di muoverci, e aspettiamo il fine settimana con l'eccitante prospettiva di farci un sonnetto sul divano.

Per fortuna c'è lei, che ci costringe a muoverci.



L'ha scelta Lui, tra tutti gli sfigati del canile, con la nobile motivazione che:

"è alta. 
E magra.
Magari t'ispira".

(se ve lo chiedete: no, non mi ha ispirata)

Finché ho ufficialmente vissuto come parassita dei miei, ho approfittato del loro portafoglio - che si apriva con generosa dilatazione - per viaggiare. (A trent'anni passati mi trovo al massimo a pisciare il cane due isolati più in là) (e a volte non ne ho manco voglia) (comunque, a livello di finanze, non mi potrei permettere nemmeno una gita a Sbrodonzo Inferiore, ora come ora).

La cosa meravigliosa del viaggiare, per me, era farlo da sola, trovando una famiglia con cui stare; di solito capitavo in nuclei ove il padre era un signore di una certa classe che faceva giochi di parole assolutamente incomprensibili e poi passava la restante parte della mia gita nel vano tentativo di spiegarmeli, terminando l'ultimo giorno con un desolato"lascia perdere". Specifico che si trattava di tedeschi, gente meravigliosa per molti aspetti ma col senso dell'umorismo di una lattuga, mediamente.
Di quel periodo ricordo che le città erano sempre schön e il cibo molto gut, e null'altro. Un paio di giorni fa ho incontrato un turista e ho provato a chiedergli come si chiamava il cane, tanto per distogliere l'attenzione dal fatto che la mia stava cercando un approccio olfattivo-culifero con l'esemplare teutonico, e invece del doveroso wie heisst es mi è venuto fuori wie weit ist es, che si avvicina più a "quanto manca", una cosa tipo "quanto ha ancora da star sulla terra questo catorcio di bestia?".

Lasciamo in pace Goethe e il suo idioma.

Ho trascorso un bellissimo periodo presso una famiglia negli Steit ( oh yeah), un periodo discretamente lungo.
Non sapevo una parola una di inglese, ne avevo bisogno per laurearmi,  e quello era il sistema migliore per imparare in fretta.
L'indulgenza delle persone nei confronti del fatto che non conoscessi la loro lingua era già sparita al terzo giorno, è gente pragmatica, senza pazienza, tipo che se Iddio avesse creato il mondo dall' Oklahoma non gli avrebbero concesso la domenica per riposarsi ma al giovedì avrebbero già preteso un BurgerKing, una Pepsi e un tacchino ripieno.
Mi facevano vedere un sacco di film, tutte pietre miliari del cinema.

"Mai visto Reservoir Dogs?"
(vai a capire che intendevano "Le Jene")

"No"

"Lo guardiamo stasera. E' la storia di un'aragosta violenta"
(un po' scioccante, ma si trattava pur sempre di Tarantino, perbacco)




(o forse avevo capito male. Il film trattava di un criceto manesco)
















(certo che ne ha di fantasia, quel regista)



(Continuavo a chiedermi, guardano il film, quando sarebbero comparse le chele giganti o i brutali dentoni a spaccare tutto, per poi realizzare che aveva detto  mobster - criminale - e no  lobster - aragosta-  e tantomeno  hamster - criceto).

(che delusione, comunque, era solo un malvivente, un criceto assassino sarebbe stato il massimo)

E anche con la lingua che pensavo di padroneggiare più di tutte - ma provate voi a lavorare in francia e capire per telefono le lamentele di un signore in piccardia che non ha ricevuto il pacco, poi ne riparliamo - ho avuto difficoltà, una volta sul posto.
Dove, dando per scontato di intendere almeno il cinquanta per cento di ciò che mi diceva la gente intorno, volevo  fare quel minimo di vita sociale che finalmente potevo permettermi, e così avevo dato un appuntamento ad un amico della collega.
Così, i francesi fanno proprio così        





"E comme fasciò a riconoscerti entre les autres?










"Oh, beh, non ti preoccupare, mi riconoscerai subito. Sono quella con le mutande"




Ho proprio detto così, "j'ai les culottes".



Avrei voluto dire "j'ai les lunettes", porto gli occhiali.

Ma mi sono confusa.




Forse è un bene, che la mia carriera prosegua qui in Italia.






















venerdì 27 giugno 2014

"Cosa hai fatto oggi?"





Lei: 
"il solito"
(nove ore di lavoro, due di macchina)      






Lui:
"mi sono svegliato
ho fatto colazione
ho fatto la doccia
no aspetta, prima ho fatto la doccia poi ho fatto colazione
ho lavato i piatti della colazione
ho portato fuori il cane
(segue dettagliato resoconto delle pisciate del cane)
(incontri del cane)
(varie ed eventuali sul cane)
sono tornato a casa
ho risposto alle e-mail
ho steso la roba lavata
no,scusa, prima ho ritirato le cose asciutte
poi ho steso
sono andato dai miei
ho pranzato dai miei
ho guardato la tv dai miei
sono andato a comprare l'acqua
ho preso un caffè con giulio
ho incontrato igor che era una vita che non vedevo
e ho preso un altro caffè con lui
sono tornato a casa
mi sono fatto un riposino
mi sono alzato
ho cambiato lo shampoo nella doccia perché era finito
(vi giuro che me lo ha detto)
ho messo su l'acqua per la pasta
ho aspettato tornassi a casa


e pensa che oggi ero in ferie".


Il  mio massimo rispetto per quest'uomo che farebbe passare perfino BaraccoBama per un fannullone, al suo confronto.




martedì 17 giugno 2014

Yin e Yang




Si dice, in India, che l'ora più bella sia quella dell'alba, quando la notte sta per abbandonare il giorno e la luce non ha ancora squarciato il velo dell'ombra; l'ora in cui l'uomo può capire, se sa ascoltare, che tutto ciò che nella vita appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero, il male ed il bene, non sono che due aspetti della stessa cosa. Sono diversi, sì, distinti, ma non separabili.

Come due amanti, che sono differenti, ma nell'amore diventano Uno.

Nel disegno, i due punti esprimono l'idea che ogni qualvolta una forza arriva al suo apice, contiene già in sé i semi del suo opposto, e sia costretta ad invertire il proprio corso tramutandosi completamente.

Ma significa anche che non possiamo apprezzare davvero la felicità senza aver mai provato la tristezza.

Significa ancora che senza oppositori che intralciano il nostro cammino, non vale nemmeno la pena impegnarsi.

Significa soprattutto che non è tutto solo bianco, o solo nero.


Ne ho avuto conferma in questi giorni, quando ho messo in lavatrice la sua tuta Adidas preferita insieme ai pantaloni rossi perché tanto "sto lavando la roba nera", scordando che, da brava divisa taoista, ha le bande bianche che adesso sono un indefinito color fenicottero abbronzato.




Non l'ha ancora vista, ma ho le valigie pronte per il primo monastero shaolin che voglia accogliermi, possibilmente  senza lavanderia.




giovedì 12 giugno 2014

Rimedi contro la cellulite


Devo metterlo nel curriculum come specializzazione: esperta in delusioni da grandi aspettative.

Tutti i sistemi che sulle altre funzionano in sei giorni togliendo cellulite, peli superflui, pensieri molesti e parenti stretti, su di me non hanno alcun effetto.

Sorvolo sul termine dieta, una pratica crudele avente il preciso scopo di diffondere il cattivo umore nel mondo. Se io dovevo nascere per nutrirmi così

nascevo verme. E in quel caso sarei stata pure longilinea.

Una parola sui pantaloncini va fatta, lasciamo perdere i sudarelli in neoprene, che hanno il solo scopo di farti capire come sta la verdura quando è nel cellophane, parliamo di quelli nuovi. Le quali istruzioni d'uso, nascoste bene dentro ad una cassaforte allegata alla confezione,  recitano che per fare effetto devono stare "a contatto costante con la pelle, senza indumenti intimi" (puah). Oppure ti suggeriscono di indossarli quando funzionano al meglio, di notte. Che già così tra lavoro cane casa e cietera si tromba poco, se poi devo chiamare gli artificieri per detonare i mutandoni e presentarmi a lui con un paio di gambe non solo sovradimensionate ma pure sudaticce, diventa gay e non lo biasimo.



Le creme invece, semplicemente, non funzionano. L'unica volta che mi sono permessa di sottolinearlo, ma solo perché conoscevo il farmacista, mi sono sentita rispondere che non era colpa della crema, ma della mancanza di energia del massaggio.

Pronti via, mi rivolgo ad un muratore con cazzuola
 oppure ad un centro estetico:
ma se, vedendo questa immagine, la prima parola che vi è venuta in mente è "Nutella", siete persone di poca speranza, proprio come me. 


Due parole ancora sugli esercizi, semplici, da fare anche a casa.
Mi sono svegliata prima un po' di mattine, per trovare il tempo, e se si considera attività fisica addormentarsi sul tappetino, allora ho fatto centro. 
Più che categoria fitness, io appartengo a 
quella Lochness.

Resta da provare: 
 1)Lui che guarda lla cellulite negli occhi e dice "SEI FUORI"




2) Un esorcismo




3) Far ingrassare tutte le altre.



Oppure, dal ultimo, se "siamo quello che mangiamo", iniziare a nutrirsi di gente magra. 


lunedì 21 aprile 2014

Uomini


"Non mi resistono"

"Davvero?"

"Giuro, non mi resistono"

"Come lo sai?"

"Lo so e basta, si tratta del mio sedere"

"Del tuo...?"

"Sedere, il mio sedere, non ce la fanno"

"Dici..."

"Per quanto si sforzino, non ce la fanno"

"Scusa, ma mi pare niente di che"

"Guardalo, è bello tondo"

"Quadrato non l'ho ancora visto"

"Beh, è quello, è colpa del mio sedere, specie quando mi chino"

"E perché mai ti dovresti chinare??"

"Ma che ne so, per allacciarmi le scarpe, o per fare una carezza ad un cane, cose così, banali, che faccio senza pensarci, ed è male, perché specie in quella posa, non ce la fanno, non resistono"

"Per il tuo sedere"

"Sì, in particolare per quello, ma direi per tutta quanta me"






Avete appena assistito a:

1)Perversioni maschili sul mio fondoschiena

2) Ho rotto l'ennesimo paio di pantaloni con un poco dignitoso crack per colpa del mio mastodontico deretano.


Scegliete voi quale delle due.




domenica 13 aprile 2014

"Se ti chiedo una cosa, t'offendi?"


Questo non è il  presupposto di una sana comunicazione.

Mi par di vedere me stessa che apostrofavo mia madre con "se ti dico una cosa, t'arrabbi?"
( LaCosa virava dal ho distrutto l'orcio del nonno inciampandoci sopra a il tappeto non sarà agibile per un bel pezzo a ci tenevi davvero tanto al comodino? ) ma io avevo dodici anni, quando lo facevo.

Il problema è che sono anche curiosa come una scimmia, quindi devo decidere cosa mi farà più rodere: sentire cosa mi dirà o pensare a cosa avrebbe voluto dirmi.
Decido che gliela farò pagare comunque, tanto vale ascoltarlo.

"Ma te, sei ancora a dieta?"

Forse me lo chiede perché ha scoperto che ad aprile ho deciso di eliminare tutte le scorte di cioccolata, tanto non regge il caldo.

"Mi è venuto il dubbio perché mentre mangiavo il tiramisù hai fatto la mossa alla Rey Mysterio per leccare il cucchiaino prima che lo buttassi nel lavandino.
Volevo sapere se hai completamente perso la dignità, o sei a dieta da troppo tempo"

Temo tutte e due, temo.







giovedì 3 aprile 2014

Masterscief


Ah beh bravissimi tutti.

Soprattutto a non tirare i noccioli d'oliva con una fionda (fatta rigorosamente con budella di capra e due sedani incrociati) sui giudici.
Insomma.
C'è quel tipo che sviene di fronte ad un tourbillon di palle d'asino in salsa marsigliese con guazzetto di peli di cammello perchè non è ben impiattato e poi fa la pubblicità alla pastaprontabuitoni; l'altro che ha aperto un locale dove pare si paghi pochetto ma mangi una micragna e devi correre da SpeedyPizza per rimpire il buco allo stomaco ( poi, evvia, una crema di carote è già una tristezza così com'è, pure metterla a quindici euri mi pare una presa pour le derrière) (e tra l'altro se lo chiami "Segheria" mi vien da pensare che la carne sia quantomeno duretta, non che quel posto fosse un laboratorio); il terzo che commette un crimine ogni volta che si veste, ma almeno è più simpatico.

Fate partecipare Khal Drogo come concorrente, e poi vediamo chi gli assaggia il piatto.


"Davero no è ben cotta????"

Non mi piace molto la disinvoltura con la quale liquidano come schife portate che nemmeno avrei pensato (in mezz'ora qui si fa un'insalata), con ingredienti di cui ignoravo l'esistenza (vivendo ugualmente benissimo) e con cotture di cui sospettavo capace solo Maga Magò.

Almeno in cucina, vorrei evitare i presciur test, li affronto già al lavoro, a casa, in macchina, e ogni volta che infilo un paio di pantaloni appena lavati.
Il cibo è un tale godimento.
Non vedo il senso di tutto quell'affanno dietro ad un rognone.

Mangiare è una benedizione.
Per chi può.
Io, che vivrei serenamente con una decina di pagnotte al giorno e due bicchieri di vino, (e il tiramisù, non dimentichiamo il tiramisù) mi sono sentita dire, da quando avevo circa sedici anni, che i carboidrati dovrei dimenticarli.
L'ho beatamente ignorato fino ad ora, che il Torquemada delle farine ("nutrizionista") mi ha detto che o rinunciavo a panepastapizzapatatealcool o il mio sedere sarebbe stato presto usato come riferimento da GoogleMaps.

E insomma.
La prima settimana volevo piangere.
La seconda volevo piangere.
La terza ho pianto.
La quarta ho mangiato due pizze in una sera, e mi sono sentita male.
La quinta ho continuato a star male ( ho un senso di colpa laureato ad Harvard)
La sesta ho deciso che era il momento di trovare dei sostituti ai primi, altrimenti sarei diventata scema (ho iniziato a sentire il jingle di Law&Order quando mi avvicinavo all'armadio dei dolci).

E così mi sono messa a cucinare i cookies, giusto per me.
Se avessi intitolato questo post così come avevo pensato (Biscotti con farina di soia non proprio immangiabili) avrei fatto esplodere le statistiche sulle visite del sito, dal momento sono difficilissimi da ottenere almeno masticabili, senza tagliare la soia con altre farine.

Bene, dopo infiniti tentativi, ho scoperto che sono fattibili.
Oppure le mie papille gustative si sono suicidate in massa, e mi paiono passabili anche queste porcherie.

Comunque, qui la ricetta dei Decentelli, non ho trovato altro nome.

Ingredienti:
100gr farina di soia
un barattolo di yogurth bianco
tre o quattro mele
una manciata di uva passa
otto prugne secche
miele
lievito per dolci
Mezza bacca di vaniglia
un ovino di gallina felice (deve essere "0". E senza punte, direi)
poco olio

Procedimento:
Fate come me e comprate farina di soia non tostata, così vi renderete conto che solo tostandola ha un sapore passabile e poi dovrete tostarla voi.
Oppure prendetela tostata.
Aggiungete il lievito, ma solo per sfizio, questa farina non ha modo di crescere perchP non è tecnicamente farina, ma provateci lo stesso e abbiate fede.
Mescolate da parte l'uovo e lo yogurth , poi aggiungete la mezza bacca di vaniglia, un filino di olio, il miele (o lo zucchero di canna, ce ne va parecchio perché la farina di soia ha un sapore perfido, tipo tre bei cucchiaioni), tagliate piccoli piccoli pezzetti di mela, e le prugne secche. Se siete bravi riuscite a  non mangiare tutti i fichi secchi che avete in casa, metteteli nel biscotto al posto delle prugne, ma io avevo solo quelle perchè ho devastato il resto della frutta che avevo messo da parte.
Le mele sono davvero tante, rispetto alla farina:  è l'unico modo per salvare il senso del gusto da un harakiri.
Mescolate gli ingredienti secchi con quelli umidi (era un sacco di tempo che volevo dirlo anch'io).
Fate dei biscotti spessi, io li faccio di circa 3 cm così da poter dire "ne ho mangiati solo due o tre" senza mentire spudoratamente.

Infornateli a 180° per venti minuti circa, e abbiate la decenza di aspettare il mattino dopo per mangiarli.

Io non l'ho fatto, e mi sono giocata mezza lingua.




E se non avete problemi reali con i farinacei, compratevi un pacchetto di Macine e fatevelo fuori a  colazione, per piacere.