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giovedì 3 aprile 2014

Masterscief


Ah beh bravissimi tutti.

Soprattutto a non tirare i noccioli d'oliva con una fionda (fatta rigorosamente con budella di capra e due sedani incrociati) sui giudici.
Insomma.
C'è quel tipo che sviene di fronte ad un tourbillon di palle d'asino in salsa marsigliese con guazzetto di peli di cammello perchè non è ben impiattato e poi fa la pubblicità alla pastaprontabuitoni; l'altro che ha aperto un locale dove pare si paghi pochetto ma mangi una micragna e devi correre da SpeedyPizza per rimpire il buco allo stomaco ( poi, evvia, una crema di carote è già una tristezza così com'è, pure metterla a quindici euri mi pare una presa pour le derrière) (e tra l'altro se lo chiami "Segheria" mi vien da pensare che la carne sia quantomeno duretta, non che quel posto fosse un laboratorio); il terzo che commette un crimine ogni volta che si veste, ma almeno è più simpatico.

Fate partecipare Khal Drogo come concorrente, e poi vediamo chi gli assaggia il piatto.


"Davero no è ben cotta????"

Non mi piace molto la disinvoltura con la quale liquidano come schife portate che nemmeno avrei pensato (in mezz'ora qui si fa un'insalata), con ingredienti di cui ignoravo l'esistenza (vivendo ugualmente benissimo) e con cotture di cui sospettavo capace solo Maga Magò.

Almeno in cucina, vorrei evitare i presciur test, li affronto già al lavoro, a casa, in macchina, e ogni volta che infilo un paio di pantaloni appena lavati.
Il cibo è un tale godimento.
Non vedo il senso di tutto quell'affanno dietro ad un rognone.

Mangiare è una benedizione.
Per chi può.
Io, che vivrei serenamente con una decina di pagnotte al giorno e due bicchieri di vino, (e il tiramisù, non dimentichiamo il tiramisù) mi sono sentita dire, da quando avevo circa sedici anni, che i carboidrati dovrei dimenticarli.
L'ho beatamente ignorato fino ad ora, che il Torquemada delle farine ("nutrizionista") mi ha detto che o rinunciavo a panepastapizzapatatealcool o il mio sedere sarebbe stato presto usato come riferimento da GoogleMaps.

E insomma.
La prima settimana volevo piangere.
La seconda volevo piangere.
La terza ho pianto.
La quarta ho mangiato due pizze in una sera, e mi sono sentita male.
La quinta ho continuato a star male ( ho un senso di colpa laureato ad Harvard)
La sesta ho deciso che era il momento di trovare dei sostituti ai primi, altrimenti sarei diventata scema (ho iniziato a sentire il jingle di Law&Order quando mi avvicinavo all'armadio dei dolci).

E così mi sono messa a cucinare i cookies, giusto per me.
Se avessi intitolato questo post così come avevo pensato (Biscotti con farina di soia non proprio immangiabili) avrei fatto esplodere le statistiche sulle visite del sito, dal momento sono difficilissimi da ottenere almeno masticabili, senza tagliare la soia con altre farine.

Bene, dopo infiniti tentativi, ho scoperto che sono fattibili.
Oppure le mie papille gustative si sono suicidate in massa, e mi paiono passabili anche queste porcherie.

Comunque, qui la ricetta dei Decentelli, non ho trovato altro nome.

Ingredienti:
100gr farina di soia
un barattolo di yogurth bianco
tre o quattro mele
una manciata di uva passa
otto prugne secche
miele
lievito per dolci
Mezza bacca di vaniglia
un ovino di gallina felice (deve essere "0". E senza punte, direi)
poco olio

Procedimento:
Fate come me e comprate farina di soia non tostata, così vi renderete conto che solo tostandola ha un sapore passabile e poi dovrete tostarla voi.
Oppure prendetela tostata.
Aggiungete il lievito, ma solo per sfizio, questa farina non ha modo di crescere perchP non è tecnicamente farina, ma provateci lo stesso e abbiate fede.
Mescolate da parte l'uovo e lo yogurth , poi aggiungete la mezza bacca di vaniglia, un filino di olio, il miele (o lo zucchero di canna, ce ne va parecchio perché la farina di soia ha un sapore perfido, tipo tre bei cucchiaioni), tagliate piccoli piccoli pezzetti di mela, e le prugne secche. Se siete bravi riuscite a  non mangiare tutti i fichi secchi che avete in casa, metteteli nel biscotto al posto delle prugne, ma io avevo solo quelle perchè ho devastato il resto della frutta che avevo messo da parte.
Le mele sono davvero tante, rispetto alla farina:  è l'unico modo per salvare il senso del gusto da un harakiri.
Mescolate gli ingredienti secchi con quelli umidi (era un sacco di tempo che volevo dirlo anch'io).
Fate dei biscotti spessi, io li faccio di circa 3 cm così da poter dire "ne ho mangiati solo due o tre" senza mentire spudoratamente.

Infornateli a 180° per venti minuti circa, e abbiate la decenza di aspettare il mattino dopo per mangiarli.

Io non l'ho fatto, e mi sono giocata mezza lingua.




E se non avete problemi reali con i farinacei, compratevi un pacchetto di Macine e fatevelo fuori a  colazione, per piacere.






sabato 8 settembre 2012

Attività pericolose

Sono tali quelle che comportano una rilevante probabilità (con riferimento ad un criterio statistico) del verificarsi del danno, per la loro stessa natura o per le caratteristiche degli strumenti utilizzati.

Costituiscono altresì attività pericolose tutte quelle che accostano il termine "cucinare" a "pesopiuma". 

Il primo esperimento culinario l'ho condotto a nove anni, già devota al carboidrato, con una torta.
Armata pure di notevole intraprendenza, perchè mia madre mi vietava l'accesso alla cucina (c'erano validi motivi. Aveva infatti intravisto una non trascurabile somiglianza con l'altro genitore, il quale, benchè pieno di buone qualità era pur sempre noto come "le due mani sinistre di Dio", non proprio un asso del bricolage. Mettermi in mano un coltello equivaleva al millemilla per cento alla mia decapitazione. Ma sarei stata in grado di farla anche con la schiumarola )
A velocità ultrasonica impastai quello che mi sembrava ortodosso impastare, e lo misi nel forno (freddo) a duecentocinquanta gradi, nella terrina di plastica.
Ricordo che faceva "blob", e che poi mio padre supplicò mia madre di lasciarmi preparare almeno il caffé "prima che cicciobello ci gasi tutti" (cit.)

E al caffé mi fermai, finchè non ho incontrato Lui, per il quale ho imparato a cucinare, rubando a piene mani qui, e poi qui, ma anche qui e qui  e pure qua  e da tantissime altre sante donne che mi facilitano salvano la vita di coppia.
( Che ora io cucini discretamente non mi esime dal fondere un manico di caffettiera al mese, dall'attentare alla Sua incolumità con liquidi bollenti e dall'aver creato la "riduzione di minestrina" per aver lasciato un'ora e mezza il brodo sul fuoco.)

E stasera, colta da un attacco di amore, invece che stravaccarmi sul divano, mi sono messa di buona volontà a fargli il soufflé (pensate ad una cosa difficile, quello è più difficile), ai primi posti della Sua wish list.
Dopo aver tatuato sulla parete la costellazione dell'Ofiuco nel tentativo di montare bene gli albumi a neve, dopo aver confermato la leggenda del latte che  bolle appena non lo guardi e dopo aver scrostato il predetto dai fornelli, Lui è tornato a casa dicendomi:
Amore, ho appena fatto un mega aperitivo con Giulio, mi faresti una minestra che ho digerito  poco le  pizzette?

Dunque stasera lascio  la ricetta della minestra di mia madre, una cosa banalissima, che evidentemente però mette a posto lo stomaco, anche dopo essere stati coperti di insulti.


La minestra facillima e buonillima

Mettete a bollire brodo vegetale (carota-sedano-cipolla e quel che avete) sufficiente per tre - quattro persone (dipende da quante pizzette hanno mangiato), nel frattempo tagliate a pezzettini degni di Zeta la formica tre piccole patate pelate e tagliate a pezzi un po' più grandi una zucchina . Al bollore, versate i pezzetti di patata, aspettate che si disfino agevolmente ed aggiungete  la zucchina, lasciate passare circa tre minuti e se avete un compagno perverso come il mio, buttateci anche le croste debitamente pulite del Parmigiano (di cui voi nel frattempo avrete invece mangiato la parte normalmente edibile), lasciate cuocere circa tre minuti e terminate con la pastina (ma anche no, se non vi piace, qui comunque stan bene i filini), un'idea di pepe e uno o due cucchiai di olio.
Servitela con molto amore, che è la ricetta della mia mamma per i gli stomaci in affanno e i cuori bisognosi di calore.