sabato 7 settembre 2013

"Amore, vai tu a far spesa?"

 
"Umph, vabbbeeene"
 
"Fai anche la lista?"
 
"Adesso la faccio"
 
 
 
 
 
 
cinque minuti dopo:
 
 
"Amore, hai fatto la lista?"
 
"Fatta, adesso vado"
 
 
 

 
 
 
 
eccola qui:
 

domenica 28 luglio 2013

Oliver



Quando esci col cane, almeno una volta al giorno ti senti chiedere "posso accarezzarlo?", cosa che va bene se il pelomunito è come Oliver:


ma  la quantità minimo sindacale di materia grigia imporrebbe di non concepire nemmeno la domanda per una roba del genere:




Però, essendo che molti cervelli pensano che stare in una teca  significa che sono un reperto da museo e quindi non devono più lavorare, è stata da tempo intrapresa questa iniziativa,  in pratica se il cane ha le balle in giostra (e come fa a non averne, l'immagine scelta per spiegare il progetto è il campionario delle sfighe canine:  

)
basta mettere un fiocco giallo al guinzaglio, per segnalare che è meglio stare distanti.

Lo farei anche con Oliver, lui non gradisce troppo gli altri maschi, a meno che.
A meno che non abbiano quel buon odore da sexi dog.
E allora altrochè non gradirli, non li molla più.
E' imbarazzante vedere un nano ingrifato che ambisce a zone ben delimitate dell'altro suo simile, ma non ci arriva e quindi si avvinghia alle zampe posteriori copulando poi con la prima zolla di terra a disposizione.

 
Ha una passione sconfinata in particolare per il cane di mia sorella, che è stato sodomizzato per tutta la scorsa settimana, mentre ero dai miei.
fingo indifferenza


molta indifferenza



 
ma prima o poi l'acchiappo
 

eccome se l'acchiappo











Il piccolo cardiopatico si è fatto le colline con pendenza novantamila per cento c-o-r-r-e-n-d-o per inseguire il suo amore 



























 perdendosi pure nell'erba alta più di cinque centimetri.






 



Erba che naturalmente gli crea irritazioni cutanee a vario titolo, così come tutte le scatolette che costano meno di due euri e novantanove , quindi lo nutriamo con crocchette di diamante (l'ingrediente deve esser quello, visto il prezzo), patè di quagga e capra dei Pirenei.
Pertanto, appena sono arrivata a casa dei miei ho trovato ad aspettarmi un paio di scatoloni dell'Esercito della Salvezza (papaemammà) con cibo e medicine per Oliver, che altrimenti mi risucchiano mezzo stipendio al mese.
Ne ho per un bel po', fino a quando cioè non mi inventerò un'altra scusa per tornare a casa dopo aver tarmato almeno per sei settimane su quanto sia delicata (ed economicamente devastante) la bestia.



Peccato che da oggi, la bestia non ci sia più.
Se ne è andato così, stamattina, si è accasciato fra le mie braccia e poi non si è più rialzato, mentre lo stavamo portando in montagna per farlo stare un po' al fresco.
Se ne è andato mentre io e Lui accarezzavamo il suo corpicino diventato molle ed inerte, e ci guardavamo increduli come due imbecilli, nonostante sapessimo che il suo cuore era, ed era sempre stato, un problema.
Se ne è andato senza apparente sofferenza, tanto è vero che i miei mi avevano regalato solo una settimana fa uno scatolone di cibo da sfamarlo per mesi, cosa che non avrebbero ovviamente fatto se lo avessero visto in condizioni critiche.
Se ne è andato senza finire in coma, senza un lamento, senza agonia, avendo fatto solo poche ore prima il suo pasto normale e le sue passeggiatine, con tanto di abnorme, as usual, caccone.
Se ne è andato, fregandoci, così.

Sapevamo che sarebbe accaduto, prima o poi.
Ma noi contavamo su quel "poi" (anche perchè stava bene).

Niente più Oliver ad attendere il mio rientro dal lavoro, scodinzolando con tutto il sedere appena metto piede in casa, niente più Oliver da coccolare la sera, sedendomi per terra e non sul divano a meno che sul divano non ci si metta lui, niente più passeggiate alla ricerca di angoli nuovi da spisciazzare, niente più naso-contro-naso e soprattutto "sentiamo chi ha l'alito più fetente stamattina".
Niente più Oliver, e quando porti in cantina ciotole, copertine, cappottini, cestine per la nanna, tappetini, giochini, antipulci, guinzagli e pettorine ti rendi conto di quanto quella casa fosse abitata ed arredata da lui.
E ti manca, da morire.

So che adesso sta meglio di prima, che è andato via nel migliore dei modi, che è stata amato con tutto l'amore possibile fino alla fine, che forse non aveva più nulla da imparare qui  e quindi ha deciso che era arrivato il suo momento, so tutto questo, ma ora come ora non mi interessa. Lo rivorrei qui, ancora per un pochino, per grattargli la pancia stasera, e sentire come prima cosa al mattino la sua coda entusiasta del fatto che ti sei svegliata e ricomincia quindi  una giornata meravigliosa.

E non venitemi a parlare del ponte.
Ne ho le palle piene del "ponte".
Mi fa piangere leggerla anche se non ci sono funerali all'orizzonte.

Figuriamoci adesso.

Ma io un giorno a quell'arcobalengo so cosa farci.
Io lo mino, quel cacchio di ponte, lo mino.
Da ambo i lati.
Perchè se non esistesse, data la ferrea logica che mi pervade in questo momento complicato, nessun Oliver dovrebbe morire.


 
Mi manca, tantissimo.










Comunque non scrivo  stupidaggini tipo "sii felice e pisciola ogni angolo del paradiso", mi par banale ed inutile, ma alla prossima pioggia avrò qualche sospetto:



Ciao Oliver, buon viaggio.





venerdì 21 giugno 2013

Ctrl+Alt+Canc

 
Le mie competenze informatiche si limitano ad "accendespengi".
(Spengi. Proprio "spengi")
Non vado oltre perchè se ci provo riesco ad incasinare files di cui nemmeno Microsoft conosce l'esistenza.
 
La premessa è necessaria per spiegare il motivo per cui questo brano mi ha coinvolta profondamente, forse per la prima volta da quando ero* adolescente e ascoltavo She's the one e When you say nothing at all (Pausa. Vado a vomitare e torno).
 
 

Poi ditemi che anche voi non vi immedesimate nelle sensazioni evocate della canzone**.
 






* "fui". Qui ci starebbe grammaticalmente bene il "fui"

** Modugno,  non te la prendere. Questa è carina, la tua è insuperabile.

lunedì 17 giugno 2013

I pantaloni obiettivo


Pantaloni: ‹pan·ta·ló·ni› - s.m.pl. - Indumento che riveste il corpo nella parte al di sotto della cintura, prolungandosi separatamente sulle due gambe, fino al collo del piede.

Pantaloni obiettivo: ‹ghnn·gnhh·gnn!·nonentrano› - s.m.pl. - Indumento che non arriva manco al polpaccio causa ridotte dimensioni del tessuto di cui è composto . Di solito si rompe a livello gluteo, tanto per dare il colpo di grazia all'autostima. Rientra a pieno titolo nelle promesse per l'anno nuovo, alla voce "entro maggio me li infilo".



Vorrei conoscere qualcuna che non abbia i pantaloni obiettivo nell'armadio.

Sono abbastanza sicura che a scavare un po' più a fondo avrebbero trovato perfino quelli di Lucy.


"Bene, adesso mi entrano".


I miei sono un paio di jeans taglia 38, acquistati saggiamente dopo una devastante influenza intestinale, che mi aveva sotterrata sotto le coperte per dieci giorni con conseguente perdita di liquidi, peso e cervello.

Non capisco neanche perchè li abbia comprati, sapevo che non sarebbe durata.
Ma vuoi mettere l'emozione di averli nell'armadio???
Ogni tanto li guardo con nostalgia, (e li sento distintamente dire nun ce provà ), così come ammiro con lo stesso sentimento tutto ciò che sta sotto la 42 ed è appeso nel mio guardaroba (e rimane saldamente incollato alle grucce, senza pericolo di essere indossato).
Nonostante tutto, ogni tanto ho pure l'ardire di provarmi quegli indumenti, nella salda consapevolezza che già "mi sento meno gonfia" perchè "ho saltato la colazione".



Non so quale delle due: provare nei miei confronti tenerezza per la disarmante ingenuità o provare nei miei confronti a prendermi a sberle per la conclamata idiozia.



domenica 9 giugno 2013

Raidue riuaind


"Rai2 Rewind" suonerebbe anche bene, ma il senso rimane: "nonostante la piallatura testicolare che dura da gennaio a marzo per ricordarvi del tributo più idiota del mondo - il canone -  che dovrebbe garantire inchieste, cultura e spettacolo, siamo riusciti a perdere da una vita i diritti sul calcio - però abbiamo comprato quelli del campionato brasiliano (sic!!!) -, l'esclusiva sulla Formula1,  usiamo le antichità micenee illuminate a giorno (cfr. Paola Ferrari) per fare commenti da bar GaiaVecchiaia sul campionato, non trasmettiamo Gosth due volte all'anno solo perchè se lo è aggiudicato Canale5 ( e questo ci addolora parecchio), abbiamo teche ricchissime ed inesplorate ma tali vogliamo che rimangano eh sì,  non abbiamo soldi per comprare altre serie e quindi vi deliziamo in prima serata con  episodi così vecchi che i cellulari usati dagli agenti dell'FBI sono gli Startac".

La Rai ha qualcosa come quindici canali solo televisivi, possibile che l'offerta spazi da repliche di ER dell' epoca in cui George Clooney era ancora maschio alla messa in onda di Lasko, il monaco spaccatutto????

E vabbè, uno pensa "ci hanno provato, con pochi soldi, a tirar fuori un palinsesto decente" ma poi uno - lo stesso di prima -  si imbatte per caso in una intervista di tal Giorgio Buscaglia, grande mente e demiurgo del tubo catodico, il quale se n'è uscito con:

"...e infine una scommessa: proporremo la prima stagione del fantasy La spada della verità (Legend of the Seeker,  già andata in onda su Sky con scarso successo).  Forse è un azzardo, ma vedremo cosa accadrà…”



Buscaglia, per piacere: o cambi spacciatore, o cambi mestiere.








martedì 4 giugno 2013

E infatti ho pensato "ma guarda te che illustrazioni carine fanno adesso sugli atlanti di anatomia per spiegare la lordosi"







e poi scopro che è un bozzetto di Armani.



Capisco che la moda ci voglia tutte mucchi d'ossa scricchiolanti col sedere piallato come il tavoliere delle Puglie, ma che adesso ci si debba muovere anche come punti interrogativi col baricentro esterno, mi pare un po' troppo.

sabato 4 maggio 2013

Oggetti smarriti


"Dov'è????"

"Dov'è cosa?"

"Dove me lo hai messo?"

"Ma cosa?"

"Era qui"

"Qui? Non c'è nulla"

"Lo vedo che non c'è nulla"

"Magari lo hai messo da qualche altra parte"

"Era qua"

"Non ho toccato niente!"

"Impossibile, da qualche parte deve essere"

"Ma cosa???"

"Come cosa, il coso, il portacoso"

"Il portapillole?"

"No, il porta..."

"Portapenne?"

"No, ma dai, come si chiama, il porta..."

"Il portafoglio?"

"Mhno, il...."

"Il portatile? Il portauovo?? Il portasapone???"

"Mgnth 'naggia..."

"Che vuoi, il portavalori? Il portalettere? Il portaborse? Non capisco!"

"Ma dai, quello che ho sempre con me, il porta.."

"Il porta?..."

"Ah ecco, il portapazienza, devo averlo perso insieme a tutto il suo contenuto."








E' un momento complicato.

Ma quantomeno,  adesso Lui è avvisato.