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giovedì 4 aprile 2013

"Che te"




"che te, quando ci hai avuto le figlie, ne hai fatta una e hai buttato via lo stampo"

e meno male che l'ha notato, mia sorella ha gli stessi modi gentili di Madame Brutal

"perchè guarda come sono diverse"

l'inaspettata visita dell'amica di mia madre, che ha pure colto me e mia sorella a casa per le vacanze di Pasqua, mi sta dando soddisfazioni

"cioè, la tua prima è carina"

ma

"ma la seconda...scusa neh, ma guarda che gioia fa venire solo a guardarla, è proprio bella"


IO




"con quel viso pacioccone. A quell'altra dai da mangiare? Cioè, è secca come un chiodo, invece guarda questa, la seconda. E' così bundusa. Insomma, guarda com' è più sana, che almeno non si vedono tutte le ossa"



Vince chi indovina chi, tra me e mia sorella, è la secondogenita.








giovedì 10 gennaio 2013

Essendo uscita prima si è scelta il meglio del corredo genetico e mi ha lasciato le voci "cellulite" e "trippetta"


Mio cognato ha la personalità di uno spiffero.
Per questo mia sorella lo ha sposato.

Nei primi tempi della liason esistevano anche altri validi motivi, come spalle trigonometricamente perfette e muscolose, addominali a tartaruga, e via dicendo.
Adesso la tartaruga si è voltata dalla parte sbagliata, e le spalle sono più spioventi dei tetti di Friburgo.


I tetti di Friburgo.


Lei d'altronde gli ha imposto un regime alimentare all'estremo del carboidrato, perchè è più comodo da preparare.
Dice "non ho tempo per la cucina", in realtà piuttosto che prendere una pentola studierebbe le implicazioni cabalistiche della rubrica telefonica.
(Se io trattassi Lui così, mi farebbe trovare in casa Heidi Klum che fa il sugo, vestita col filo del caciocavallo)
(E non dico da dove passa il filo del caciocavallo).

Oggi è il compleanno di mia sorella, che mi lascia almeno la soddisfazione d'esser più giovane di parecchio.
A parte questo, basta.
Una delle sue carattistiche è l'assoluta capacità di scofanare una teglia di tiramisù senza subire conseguenze, ma oggi, da quando ha compiuto 18 anni* pretende solo un cesto di frutta.
(Vuole frutta naturalmente il dieci gennaio. Mica in estate, troppo facile)

Lei è quella che pesa circa la metà di me, è alta dieci centimetri in più e nonostante questo la prima azione della sua giornata  consiste nello smollare  un pugno di nocciole nel barattolo del miele e deglutire tutto quanto. Segue la prima colazione, nel letterale senso del prima. Cui si accodano altri, svariati caffé, intendendo con caffé qualcosa di liquido che accompagna una fetta di qualcos'altro molto solido e burroso.

Devo amarla, perchè è la mia unica sorella.
Devo.
Diciamo che la tengo buona per la compatibilità degli organi.










*Più o meno quando il Minuetto era di moda.






sabato 10 novembre 2012

Quelli erano bei tempi


"...perchè ogni tanto rimpiango quei bei valori di un tempo, la famiglia di una volta, le donne...le donne di una volta...."

C'è chi da ubriaco perde le inibizioni e ti rincorre nudo per casa ingrifato come un ariete, Lui entra in un mood GinoPaoli che fa paura.
Tra l'altro non sono nemmeno certa che mentre parlava fosse proprio proprio in sé, perchè prima di crollare mi ha detto "ho tanto mal di pancia" e "voglio un Vivaldi" (???????)


Sono rimasta a pensare a cosa è un Vivaldi, e alle donne "di una volta" che ho conosciuto.

Tanto per dire, mia nonna.
Classe 1915, tutta l'efficienza del KGB in un metro e quaranta: dovevi fare come voleva lei, non c'erano alternative; era argentina, e lo si capiva dal temperamento alla Pinochet.

Tornata in Italia, da dove i suoi nonni erano emigrati (mi fermo qui con l'albero genealogico, altrimenti rischio di scoprire che qualche mio trisavolo aveva inciso Scemo chi legge sulla Mayflower), aveva trovato l'amore, aveva deciso di sposarsi, e mentre stava consegnando le partecipazioni ai parenti di Roma, ha conosciuto mio nonno.

Le donne "di una volta".
Dalle quali non ho ereditato un briciolo di spregiudicatezza, io rimango rigorosamente sveglia come una capra morta.

Chissà  che in fondo non sopravviva anche in me un pochino di questa fedeltà serenovariabile della nonna paterna.
Seguiranno approfondimenti.








 
Aggiornamento dell'una e trentuno: si è  messo a sedere sul letto e ha detto "capitalismo!".
Vorrei avere per le emergenze il numero di un esorcista, uno bravo.






venerdì 17 agosto 2012

Parenti suoi, non miei

Andiamo al mare, domani.
Devo ancora fare le valigie.
Pulire casa.
E forse qualcosa d'altro, che però mi sfugge, al  momento.
Mal che vada, so dove rifornirmi di generi di prima necessità, dal momento che andremo in vacanza nella stessa casa dell'anno scorso e di quello prima, prima e prima.

Viva l'avventura.


Approfittiamo senza ritegno di un appartamento di Sua zia, che ci concede la casa una decina di giorni all'anno, ricordandoci i restanti trecentocinquantacinque della sua generosità.



Ho conosciuto la signora lo stesso giorno che ho incontrato Lui.
Nel cui salotto troneggiava un quadro enorme, con una scimmia in evidente stato confusionale e qualche fiore stilizzato.
(Ti prego ti prego ti prego ti prego non chiedermi niente)
"Ti piace?"
(Porc...)
"E' originale."
"L'ha regalato mia zia, l'ha preso in uno dei suoi viaggi in Asia. E' una porta."

"Una...?"
"Una porta. L'è piaciuta, l'ha presa, e se l'è spedita."

Io immagino, rientrare a casa e trovare un buco al posto della Dierre, senza sapere il perchè.

Oggi siamo andati a salutare la signora e mi sono seduta fuori, in giardino, ad aspettare su una panca mai vista prima, e appena è scesa è impallidita vedendo che  avevo posato le mie - non proprio tascabili - natiche su un pezzo di colonna romana.
Non voglio sapere come se l'è procurato.

Quando inizio a lamentarmi dei miei parenti, mi basta pensare ai Suoi, e mi consolo.